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Una VN delle nostre

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Uno di noi

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Edmondo

 

 

da Sssnake

Vorrei raccogliere qui le bellissime storie sparse per il forum che l'Amico Edmondo, o Neolo32, che ci ha recentemente lasciato, nella sua breve permanenza nel nostro gruppo ha scritto nell'interesse di molti, penso già si possano chiamare cosi', appassionati.

Credo che io e il buon Giangj siamo gli unici ad averlo conosciuto di persona, l'ultima per me è stata a fine luglio al simpatico giro per i colli del prosecco denominato "Bikers a Longhere" nei pressi di Vittorio Veneto.

Il nostro Edmondo era esattamente come ve lo immaginate da quello che ha scritto qui. La sua arguzia e la sua autoironia comica circa la sua età erano le stesse qui e dal vivo. Provo a descriverlo fisicamente visto che non ha mai messo una sua foto qui: era un uomo alto e ben in forma, con tanti capelli bianchissimi e un bel sorrisone nonostante a suo dire il suo dentista non fosse un gran professionista. La sua moto una VN800 Classic color verde acqua, come quella di Indian solo tenuta molto meglio.

Un Uomo straordinario, per la cui perdita, il dolore non può che essere altrettanto straordinario.

I suoi 78 anni sono stati vissuti in maniera più intensa di mille vite di persone normali.
Alla moglie Luciana spero che, nel dolore, la nostra visita abbia fatto piacere
come dimostrazione che quell'Uomo sia riuscito nella sua vita a farsi amare non solo da lei
ma anche da una banda di svalvolati motociclisti, anche solo con i suoi splendidi scritti in un forum, ossia solo una minuscola parte di quanto di buono di sé aveva da condividere Edmondo.

Non riposare mai, ma naviga per sempre in pace Neolo e continua a vivere nei cuori di tutte le persone che hanno avuto la fortuna di condividere con te qualcosa, anche un semplice scambio di parole attraverso un computer, o tutta una vita come la tua famiglia, i tuoi cari, la tua barca 

Di seguito i suoi pochi ma bellissimi racconti scritti di suo pugno sul nostro forum.

Ciao Edmondo se vedon pi 'vanti


da Aztek

Che dire...
personalmente penso che queste cose ti lasciano il segno dentro.
L'aver conosciuto Luciana, la moglie di Edmondo, mi ha fatto rimpiangere ancora di più non aver conosciuto lui personalmente.

Le foto che ha mostrato a me e a Ssnake, gli scritti, la casa...ognuna di queste cose parlavano di un uomo che ha amato la vita come pochi, una di quelle persone che quando le incontri ti rimangono incise nella memoria e il tempo che passi assieme a loro è sempre poco.

Cosa dirvi...Edmondo è stato un cittadino del mondo, ogni città era la sua casa, la sua passione per la moto era forse di poco inferiore a quella per il mare, ha avuto un sacco di moto di tutti i tipi, da giovane stradali, se così si potevano chiamare, a più tranquille custom nell'erà della ragione, ha avuto due barche, e con entrambe ha girato in lungo e in largo, ha fatto la traversata atlantica, una volta in solitaria una volta con la moglie che tanto amava.

Nelle foto ho visto un uomo che amava sua moglie, dalle prime, in bianco e nero in sella assieme a lei sopra una vespa, alle più recenti nella sua barca, la NEOLA...amava la sua famiglia, i suoi cani, le sue montagne.

Tutto questo mi fa rammaricare sempre di più di non averlo conosciuto di persona e mi fa riflettere sulle occasioni perse, sul rimandare le cose, di quanto sia sbagliato...
Abbiamo promesso alla moglie di Neolo di tornare per portargli le foto che abbiamo fatto assieme fuori di casa...spero di sentire raccontare da lei di quell'uomo che ha tanto amato per quasi 60 anni.... 

 


da Nelly (figlia di Edmondo)

 

...giorni dopo la scomparsa di mio padre, mia mamma trovo' dietro una foto appesa nella sua barca, una lettera scritta di suo pugno dove esprimeva i suoi desideri nel caso gli fosse successo qualcosa. C'e' una frase che avrei piacere trasmetterti :

...a quelle persone che chiederanno di me direte poi:
che li saluto con affetto e al posto di non gradite tombe se volete ricordarmi
guardate con affetto un qualsiasi animaletto o il mare...

 

I RACCONTI DI NEOLO

"Arriva il Nonnino"

Buon giorno a tutti !!!

Mi presento sono neolo32 (edmondo per gli amici), antico possesore nel lontano 1949 della prima Lambretta , passato poi ad un telaio Preziosi (Firenze) con motote Sachs 125 , e da allora infetto del morbo Motocicletta.

Matrimonio e figli hanno temporaneamente sopito il morbo , ma non debellato , quindi nel 1974 arrivata in casa una Kawasaki cc500 , 2 tempi ,3 cilindri con frenata suicida , tipi Cucciolo 50cc Ducati . Una lunga parentesi (1975 - 2001) di vita vissuta in barca a vela autocostruita , appesa l'incerata al chiodo , rimesso il casco nel 2001 , con prima Guzzi 650 , poi via via , altre marche tra cui una VN 800 del 1996 nera Targa AB 72468 dovuto cedere per problemi cilindro posteriore .

Finalmente trovata altra VN 800 colore verde scuro con 21000 Km. e nuovamente felice infettato dal magico Twin. Il mio territorio preferito , vista la vicinanza , sono le Dolomiti , l'Austria , Sud Germania e Grigioni . Dopo Febb. 2009 disponibile per birretta analcolica on the Road , non aspettiamo troppo perchè non sò quanto quanto dura ancora la festa , (sono ormai 77) , io ci metto tutto l'impegno necessario.

Se mi accettate vi sarò riconoscente , quando capiterà , metterò una buona parola per chi resta.


"Presentazione, Nonno ringrazia"

A tutti un grazie per il caloroso benvenuto, che mi devo ancora meritare. Purtroppo i lupi argentati , non sono sinonimo di conoscenza , al massimo qualche briciola di sagezza spicciola , lo dico per non deludere le aspettative , del mondo motociclistico ne so lo stretto necessario , per arrivare in compagnia alla terza birretta , dopo di che gli amici iniziano a cambiare tavolo , magari dove si parla di musica Tecno , o come dite voi di Gnocca , termine che mi ricorda vagamente un passato splendido , al quale la natura ha pensato di darci un taglio netto , nel mio caso . Non posso neanche sperare nel detto "Mai dire Mai". Stendiamo un velo pietoso su questo argomento. Ancora un grazie .
X Mitch (michele) , sii più prudente quando alludi alle quantità , noi diciamo Birrette per non dare nell'occhio , ricordati che in quanto , Brutti , Sporchi e Cattivi , siamo sempre dei sorvegiati speciali . Moderazione Michele e buon Alcol-Test .
SSSnake , purtroppo Formegan per mè è una metropoli da sogno , sono esattamente dall'altra parte , ci vuole una salta-fossi per arrivare da mè. Ad ogni modo , la prima Domenica luminosa possiamo controllare l'efficenza della nuova gestione della Birreria Pedavena , scambiamo email, a chi volesse


"Strade Arcobaleno"

Lo sapete tutti , siamo una confraternita un poco speciale , accettata con leggero disprezzo dai Furetti con le Saponette . Con supponenza , ci guardano dalle montagne di moto- valigie , gli orfani della Parigi-Dakar , vestiti da Volpe con baldracca , nei sorpassi dondolanti , mentre si recano al Bar per il Wek-End .
Noi a ns. volta , ci dividiamo in sottospecie , quelli che anche loro vanno in pellegrinaggio al Bar , ora un poco più tristi , il tasso variabile e l’euretto debilitato , ha tolto gioia e smalto al Twin centenario .
Poi quelli che invidiamo di più ,i mancati Patologhi , che dispongono di illimitata fantasia , e un Garage attrezzato , cannello da taglio , fresatrice a disco , mazze di vario peso e foggia , seghetti , tanti seghetti e trapani , da quello dell’odontotecnico al martello pneumatico . I meno fortunati operano in sottoscala ,circondati da estintori , ad orari accettati dai condomini . Prima di iniziare , un paio di “cicchetti” di acido fosforico , tonifica , il braciere colmo di braci dell’inferno per accendere il fumabile, e poi via tutta la notte , taglia sega pesta guarda immagina , sino all’alba , il caso di rievocare , “ Dal Tramonto all’Alba “ prodotto da Tarantino . Per favore spiegatemi che soddisfazione provoca sostituire i pezzi della Manuela Arcuri , con quelli di Rosy Bindi ? L’importante siano felici loro . Altra sottospecie , quella alla quale appartengo anche io , affetti da randagismo conclamato , tenda legata con voluta trascuratezza a poppa , sacco a pelo ben in vista , il cadavere svuotato e sigillato di una mini capretta , contenente l’acqua (vite?) , appesa dalla parte opposta del , si fa per dire , silenziatore , un lercio borsone , nel quale si intraveda l’affumicata caffetiera , una pelle di pecora che svolazza , per addolcire il rude contatto , delle delicate chiappe . Finalmente arrivati al prenotatissimo Hotel , icavolatura bestiale , voglio mettere la “cosa” in garage , non se ne parla , quella resta li davanti , ben in vista , per quelli dello struscio serale .
L’inverno è scomodo e lunghetto , le Feste aiutano , ma dissanguano , una settimana Bianca , costa di più di un pellegrinaggio in moto a Santiago de Compostela , l’Elefanten Treffen , ormai riescono a farlo anche le GS. caricate su riscaldati furgoni , seguite a vista dagli Armatori in Cayenne .
Quindi a tutti questi Fratelli , nessuno escluso , propongo di regalarci o regalare un libro , che in certo qual modo ci riguarda , dove con l’autore , anche se usa quattro ruote ,sempre ruote sono , contano le sue Affinità Elettive , con il Ns. mondo .
Il libro in questione Titola : Strade Blu
Autore : William Least Heat-Moon
Edizioni . Einaudi

Perché questo libro ????
Credo che in ogni uno di noi sia latente il desiderio di un viaggio simile , anche perché da noi qui in Italia , di Strade Blu , ne abbiamo tante che aspettano di conoscerci , e di abitanti di farsi apprezzare . Immaginate i percorsi solitari delle Ns. Isole , del Ns. Meridione , della culla del Rinascimento , delle nostre Montagne Rocciose del Nord .
Se a questo splendore geografico , aggiungiamo la richezza Etnica , e Shekeriamo il tutto con la ns. Storia , avremo delle meravigliose Strade Arcobaleno ,da visitare nella stagione , che con un poco di ottimismo e fantasia si sta già preparando,. Sicuramente nel Vs. territorio Voi conoscete qualche stradina che merita il viaggio , usiamo questo Sito per invitarci a vicenda . Dai tante tante Stradine Arcobaleno . Noi curiosi come siamo , anche se lenti ,beatamente lenti cercheremo di visitarVi


"Per Cebollo"

Bepi Testoni, una laurea in matematica, e una vita al settore "Statistiche Avvisatori Acustici", nella più grande fabbrica automobilistica Italiana . La città della Mole , gli aveva dato opportunità,ma non per Lui l'essenziale : L'indipendenza .
Ora finalmente ci era arrivato , in pensione , nel paesello natio , Sghembo , ai piedi delle Prealpi Venete . Viveva da solo nella piccola casa natale , ristrutturata con sacrificio . Il suo acume sul lavoro gli aveva dato anche soddisfazioni . Il primo aumento e avanzamento gli arrivò , avendo risolto il rebus dell'eccessiva moria di Clacson nei mesi di Maggio-Giugno,con conseguenti ed onerose sostituzioni in garanzia .
Aveva suddiviso l'Italia in settori , usando un Reticolato Gnomico . Est – Ovest –Centro – Sud - Isole . Consultò i diagrammi delle precipitazioni mensili nei vari settori , ma non ne sorti alcun nesso , quindi escluse l'umidità come causa . Anche i diagrammi delle temperature non offrirono indicazioni , salvo un leggero aumento nei reticolati del Centro-Sud,ma questo era fisiologico in primavera .
Poi l'intuizione , che gli valse la promozione a " Suggeritore del Capo Sezione" . Era il sabato 12 Maggio , si stava rilassando nella penombra del suo angusto Mini Locale Multiplo , quando infastidito per l'eccessivo strombazzare nella strada , si affacciò per declamare le sue rimostranze , si accorse trattasi di un Matrimonio . Desistette . Forse un giorno anche Lui ??? .
Fulminea l'intuizione . Purtroppo non poteva accedere al suo ufficio sino a lunedì , passò un fine settimana elettrizzato . Il lunedì consultò gli uffici del Vescovato , ed ebbe conferma dei suoi sospetti . Ulteriore conferma gli giunse dall'Ufficio Statistico della Città del Vaticano , si , nel mese di Maggio e la prima decade di Giugno si officiavano l' 85 % dei matrimoni in Italia .
L'incremento dei casi in garanzia , era evidente , dato il malcostume nell'abuso di Clacson durante i festeggiamenti .
La seconda promozione a "Suggeritore Scelto" , purtroppo senza aumento di stipendio , gli fu propinata , quando con la stessa intuizione , risolse identico problema , questa volta biennale , Campionati di Calcio Europei e Mondiali.
Cip , Diodi , Centraline Intelligenti , sostituirono le Sue intuizioni Statistiche , e venne gentilmente pre- pensionato , un brindisi con Chinotto , un orologio patacca , una pergamena , e tanti abbracci .
Caricò le sue cose sulla "Duna" , avuta con uno sconto consistente , e si trasferì a Sghembo.(Tv) L'agoniata indipendenza , una noia mortale . Uno sconosciuto tra sconosciuti . Il Bar Sport era impraticabile , covo esclusivo di isterici pallonari .. La sua unica grande passione , la Motocicletta , non se ne parla , le statistiche gli avevano dimostrato , e convinto , della sua estrema,mortale pericolosità . I depliant della Moto Guzzi Florida , languivano sgualciti nel cassetto . Indifferente pure a Luana , figlia attempata di Cesira , che infiammava ancora alcuni suoi coetanei , reduce del trionfo al concorso di Miss Maglietta Bagnata , categoria “Diversamente Giovani”
Lui non si accorgeva , ma stava diventando apatico alla vita . Romero , l'infermiere della Casa di Riposo , gli consigliò di fare due chiacchiere con la giovane Psicologa della USL locale . Ma Bepi non osava , era come spogliarsi nudo, no ,aveva troppo pudore .
Poi improvvisamente un giorno successe un fatto che gli cambiò la vita . La cugina Baldona , gli regalò la bicicletta che era del fù marito Aironzo , era equipaggiata di un motore ausiliario "Ducati Cucciolo", quindi Ciclomotore , quindi obbligo di casco . Lo fece visionare dal meccanico locale , niente da fare , completamente grippato , meglio smontarlo , e usare l'attrezzo come semplice bicicletta . Ma scherziamo , significa togliere l'obbligo del casco , che stupidaggine , che proposta indecente. Pedalare con il casco in sicurezza , con l’appendice Ducati al suo posto .
Il mortale incrocio del centro di Sghembo , era stato trasferito e trasformato in una moderna "Rotatoria" a metà c/a. della mini tangenziale nuova. Quante roventi polemiche ; il Sindaco in conflitto di interessi , possedeva un terreno adiacente , il Parroco voleva il terreno per il nuovo Cimitero a Colombaie , i Verdi un Parco ricordo per i pronipoti dei nipoti, la Rotonda inibiva l'accesso alla Festa dell'Unità , il Coni aveva previsto un Centro Polisportivo , con annessa pista di Pattinaggio , mentre l'Asso pescatori , proprio lì , avevano previsto una cava di ghiaia , da trasformare poi in un laghetto ittico ,i cacciatori un quagliodromo .
Mentre questi si accapigliavano , l'ANAS ci mise sopra la Rotatoria , Punto e Basta.
Bepi in sella alla Ducati Cucciolo , pedalava spesso fino lì , e all'ombra di un superstite salice , osservava incuriosito la dinamica di quel micro cosmo . Da Ovest arrivavano da Treviso , da Nord da Oderzo,da Est Portogruaro e da Sud San Donà di Piave . Mentalmente prendeva nota delle rotte scelte dai vari veicoli . Si manifestavano delle costanti , quelli da Est in prevalenza seguivano per Ovest solo un 20% girava per Sud , quelli da Ovest invece per un buon 40% girava per Nord , quelli da Sud invece giravano equamente sia a destra che a sinistra,solo un 10% proseguiva per Nord ,poi dipendeva anche dai giorni a dall'ora .
Bepi si organizzò meglio , mise una seggiola pieghevole sotto il salice , ed iniziò a razionalizzare e trasferire su carta i dati osservati . Dopo un mese , aveva affinato un sistema statistico , per cui bastavano delle crocette posizionate in un certo modo nel reticolato da Lui ideato, per ottenere dati quasi certi , sulla quantità e direzione presa dai veicoli . Provò ad interessare il Comandante dei Vigili Urbani , che a sua volta un po’ imbarazzato consultò la giovane Psicologa . Convennero per un compromesso : misero a disposizione di Bepi , presso il Comando , una cassettina in cui giornalmente o quando lo riteneva opportuno Bepi potesse depositare le sue osservazioni statistiche . Tutto ben specificato con precisione , orientamenti presi dai vari veicoli , intensità orarie su certe direzioni , orari di stanca cronici o perfetta fluidità di percorrenza in certe giornate felici . Con sommo cruccio annotava pure, inspiegabili rallentamenti sospetti nei flussi , che ci sia un incidente in zona ? oppure un controllo etilico ? ect.ect.... Quella cassettina che nessuno consultava , continuava a pulsare di vita propria .
Solo Bepi la condivideva . Finalmente un'attività indipendente .
Andò al Salone del Ciclo e Motociclo , comperò due copertoni nuovi al suo Ducati Cucciolo , e rifiutò sdegnato l'offerta del Comandante di ripristinare a nuovo il motore. Troppo pericoloso. Pedalare pedalare . Invece per le caldi giornate estive , provvide con un nuovo e leggero casco Jet.


"Vedove nere e bianche"

Andavo spesso in valle San Lucano (Agordino), a trovare la vecchia Zia , presto novantenne , ma lucidissima , al punto che si accorse subito che avevo cambiato la moto . Anche se Lei non centrava e non capiva niente del mio mondo Bikers , mi fece piacere il suo interessamento .
Appoggiata ai suoi due bastoni , ci girò intorno :
“Bella , molto bella , come luccica , ch’issa quanto la strofini “ . Era rosolio per il mio Ego .
Si soffermò al serbatoio , “ che vuol dire quella scritta ???” .
Si riferiva al Logo Black Widow .
“ Vedi , è il nome del modello , lo ha scelto la ditta costruttrice Honda , non io “
“Che vuol dire ???” Mi imbarazzo un pochino , ma risposi “Vedova Nera”
“Allora è cosi pericolosa , che dei due , resta normalmente solo lei , però perchè tirare in ballo sempre noi donne ???”
“ Noo , no per carità Zia Ceschina , credo che si tratti del nome di un velenosissimo ragno del Brasile “
Mi si stava imperlando la fronte , forse il discorso era scivolato alla sua condizione di Vedova , e rinvangato sopiti dolori o dispiaceri .
“Zia Ceschina non ti preoccupare , non intendevano sicuramente riferirsi “ mi interruppe , “lascia perdere Casimiro , certamente non riguarda me , io sono una Vedova Bianca”
Mi prese in contropiede , non avevo la più pallida idea quale fosse la differenza , vantaggi o svantaggi , onori o disonori
Camminavo in punta di piedi , sulle uova , lei si accorse del mio imbarazzo .
“ Vedi , quando eravamo giovani , 60 -70 anni fa , la vita era più ruvida ed essenziale , dovevamo accontentarci di 6 -7 mesi , per preparare , seminare ,accudire , cogliere o mietere , il tutto doveva essere pronto e stivato per fine Ottobre . Il problema era che sia noi che il bestiame , si continuava a mangiare normalmente , da Nov. a Marzo . Molti mariti , capaci di svolgere lavoretti artigianali , partivano con i loro attrezzi verso Paesi Esteri , offrendosi , in cambio di pochissimi spiccioli in nero , due pasti ed il fienile per dormire .
Nel mio caso Checo impagliava sedie (Caregheta) , era molto bravo , sapeva dove trovare clienti , risaliva fino in Danimarca e Svezia , pagavano meglio . Tuo Padre invece faceva il Moleta (arrotino) , e trafficava in Baviera e Alsazia ..
Era una grande festa quando rientravano verso metà Febbraio . Aspettavamo con ansia i doni , a volte molto osé , che in quei paesi libertini , si potevano acquistare liberamente .
La prima settimana , alla sera nella stalla (unico luogo tiepido) , svuotando i baccelli dei fagioli di Lamon , ci raccontavano le loro avventure e Gossip , come dite voi ora , certo Cocuzza e la Senette sono più bravi , ma noi ci divertivamo alla grande , risate senza ritegno , che contagiavano anche le mucche , che ci imitavano allarmate .
Se il tutto coincideva con il Carnevale , allora il Martedì Grasso , si andava a ballare con orchestrina paesana , Valzer , mazurche , i più audaci Fox-Trot e i più lascivi lo scostumato Tango Argentino . In zona se ci fai caso Casimiro , siamo quasi tutti Scorpioni , anche tu e tua sorella lo siete .
Fai due conti a ritroso , ed i racconti tornano .
Quindi quale è il problema ???
Il problema si poneva ad alcuni , che bazzicavano paesi lontani e pericolosi , di costumi un po’ troppo liberi , e a volte capitava che nella foga nell’impagliare le sedie , si finiva ad impagliare anche il letto .
Un bel giorno ricevetti una lettera da Checo, non ci ho capito niente , la portai a Don Speranza ,la rilesse un paio di volte , e senza tanti giri di parole , mi informò :
“ Ceschina cosa vuoi fare , la carne è debole , speriamo che in futuro si ravveda, il Signore in questi casi può far poco , direi niente , lui promette che ogni mese ti spedirà dei soldi , per il momento sei diventata una Vedova Bianca . Che la volontà del Signore sia fatta , mi raccomando , sei giovane e bella , non cadere in tentazione anche tu , manca mai che lui ritorni “

Il maiale innamorato non è mai più tornato , ha spedito i soldi fino a c/a trenta anni fa , poi il Segretario Comunale mi ha comunicato che era deceduto .
Quella sgualdrina a furia di farsi impagliare il letto , lo ha stroncato , io non porto rancore , sono ancora qui a raccontarlo .
Nel viaggio verso casa , riflettevo sulla vita di Zia Ceschina , che dire , Grazie Honda per avermela fatta conoscere . Casimiro .


"Per Falco"

Buon giorno Falco (claudio)
Non ho più sentito Cebollo , che amava tanto le fiabe , sicuro che è tutto OK ?? se lo senti dalli i miei auguri , cosi come li faccio a Tè . Di seguito posto un raccontino per i Banbini dei VROC ers , i grandi a volte sono troppo impegnati a lucidare i "Cancelli" Buone Feste a Titti edmondo
GRISON

Il Piave uscendo dalla strettoia di Belluno sembra non voler proseguire , un po come noi quando dobbiamo lasciare per molto tempo o per sempre , luoghi a noi cari dell’infanzia . prima a destra , no meglio a sinistra , un groviglio di forme a gomito, separazioni , ricongiungimenti , ricorda un poco il convulso esodo di un formicaio . Tre km. di tornantini , per un percorso in distanza di un km .
Poi “sente” il Cordevole , si lancia diritto ed entusiasta verso l’abbraccio , i due esagerano nel preparasi il letto Matrimoniale , viste le scarse portate degli ultimi Secoli . Un accorto uso di spazio .
.I nostri Trisavoli , ci hanno tramandato con molto buon senso il consiglio di non considerare quella estesa area , zona appetitosamente edificabile . Malgrado ciò , se vi guardate in giro , incoccerete un qualche politico dallo sguardo avido e con la bava al sopracciglio .
I margini di questo pianoro alluvionale li chiamarono “ Maserto” .
Alcune attività si erano insediate nel passato , soprattutto per la coltivazione di buona qualità , ma poca resa economica, di un certo tipo di Patata , con conseguente presenza di qualche nucleo famigliare molto isolato , data l’esiguità del raccolto .
Quindi capoluogo Sarton , la periferia , più isolati piccoli mucchietti di case abbracciate tra loro , le Frazioni , e per finire , più lontane , queste 6 case sparse nei Maserto , equidistanti tra loro un centinaio di mt..
E proprio in quella più lontana , abitava Benito (managgia al babbo tifoso) .Nella sua famiglia per tradizione , avevano sempre lavorato con cavalli . Il bisnonno aveva ottenuto una parte dell’appalto per il trasporto delle traversine , da Castelfranco a Belluno , per la costruendo linea ferroviaria .
Ogni tanto qualche pezzo andava perso , nelle vicinanze dei Maserto .
Nel dopoguerra Benito era riuscito a farsi risarcire la confisca di tre cavalli , con un cavallone Olandese imponente , più di 2 mt. al garrese , ed un motocarro Guzzi Ercole che aveva fatto la guerra , ma ben funzionante . “Grison” era il nome dell’enorme animale , forse residuato di qualche Birreria nel traino delle botti di birra , in qualche sfilata . Bellissimo , coda e criniera di un splendido Biondo Norvegese . Il Veterinario gli stimò l’età in 4 anni .
Le aste di traino del biroccino del nonno , andavano un poco strette a Grison , di fatto quel enorme deretano , al trotto , scuoteva lateralmente con selvaggia violenza il veicolo , costringendo Benito a non ricambiare i sorrisi dei passanti , al contrario , doveva stringere con forza i denti , per evitare che la dentiera volasse via .
Riprese con successo l’attività di trasportatore . Per i lunghi tragitti usava l’Ercole Guzzi , però l’eccessivo consumo di benzina assottigliava il guadagno , i ricambi poi , richiedevano molto tempo per reperirli nei lontani campi ARAR . Il Biondo (come lo chiamava Gisela) invece con un poco di buona biada e fieno di montagna , sorrideva , nitriva e viveva contento . Era di buona indole , come generalmente sono le “cose” di una certa stazza , che se la intendono con quasi tutti .
Quando il Sabato sera Benito andava per bagordi , sapeva che in qualsiasi stato si combinasse , poteva contare su di lui per il rientro , solerte ed affidabile .
Allora l’inverno , il più delle volte arrivava già in Novembre , le cose si mettevano al serio , e non si escludevano nevicate multiple di 30 a 40 cm per volta .
Grison era stato preparato ferrato con roba seria , anti scivolate , ed il Varsor era pronto , ben ingrassato con sebo , a renderlo scorrevole
Il Varsor era uno spartineve a forma di V con la punta verso l’avanti , con le due ali snodate , per adattarne la larghezza al viottolo o alla stradina che bisognava sgomberare . La punta era rinforzata con lamiera di ferro , il resto in tavolato di legno di quercia , la parte che strisciava era in riporto , per poterla sostituire , il tutto veniva trainato .
Per prima cosa Benito e Il Biondo liberavano le stradine che univano tra di loro le sei case di Maserto , successivamente passavano al servizio del Comune , per altre Frazioni . Il 1949 fu un anno tosto in fatto di nevicate , e i due compari lavorarono alacremente con buon successo finanziario .
Benito indossava sempre una sua giacca di fustagno marrone, preferita , perché aveva al retro una lunga tasca in orizzontale , molto in uso tra i cacciatori che vi riponevano la selvaggina . Lui ci riponeva dei pezzi di pane raffermo con il quale premiava Grison , quando arrivava in vetta ad una salitella , lo innaffiava con alcune gocce di grappa da troi , quella fatta in casa , che lui gradiva oltremodo .
Nella casa numero 5 ci abitava Gisella , figlia di suoi amici , e molto amica di Il Biondo , in estate dopo la scuola veniva spesso a trovarlo , gli portava le croste della polenta , che nascondeva per lui, quando puliva la “cagliera” . (pentola di rame dove si fa la polenta)
Gli dava di spazzola , poi andavano a bere nella roggia . Erano veramente amici , nitriva quando la vedeva arrivare .e partire .
Quel Dicembre , proprio la vigilia di Natale era nevicato veramente troppo , tutti e due stanchi , quando arrivarono alla casa di Gisella , fecero una sosta di “vin brulè” . Regalò a Grison il tozzo di pane con doppia razione di Grappa . Gisella osservava .
Mentre gli altri si intrattenevano , lei parlava al suo Biondo , asciugandolo . Prese anche lei di nascosto , un bel po’ di pane che innaffiò copiosamente con grappa del padre , era il suo regalo di Natale .
Verso le 22 i due si mossero per l’ultimo tratto fina a casa , non più di un quarto d’ora di lavoro , una leggera discesa e Benito si mise davanti per frenare . Improvvisamente Grison scivolò , ruppe l’asta di sinistra , e stramazzo al suolo . Al buio Benito liberò nel limite del possibile i finimenti ,
“ Dai Biondo , tirati su che andiamo a casa., abbiamo il cenone , qui finiremo domani “
Grison giaceva senza affanno , respirava regolarmente , il suo corpo fumava vapore .
Benito con attenzione e dolcezza , gli mosse una alla volta le gambe , lui lasciava fare , vuol dire che niente era rotto . Cercò di stimolarlo alzandogli la testa , niente , il Biondo lo guardava assente . Tornò di corsa a casa di Gisella , pregandoli di coprirlo con sacchi o vecchie coperte , che non si raffreddasse .
Nel tragitto verso casa sua , pregò tutti i Santi e anche le Madonne al plurale , affinché l’Ercole si mettesse in moto subito . Era una maledizione , quando freddo , non voleva partire , tutte quelle levette , l’anticipo , l’aria , l’acceleratore , il cicchetto al carburatore , era per quello che ci voleva la patente per usarlo .
Io insisto , ci sono cose inanimate che hanno un’anima pietosa , e cosi fu quella notte . Ercole sputò fuoco al primo colpo , quasi mi manda la gamba al soffitto , e collaborativo , tuf tuf tuf , si mise a disposizione . Benito caricò alcune balle di paglia , un po di lampade a petrolio , vecchie coperte e del cordame , alcuni badili . Tornando da Grison informò di passaggio i vicini di cosa era successo .
Trovò il Biondo accudito dalla famiglia di Gisella al completo , lei in lacrime , gli disse :
“Quando gli accarezzo la fronte e lo guardo negli occhi , non mi sembra che soffra , anzi direi che mi sorride” . Le anime candide vedono sempre il lato buono delle cose .
Per fortuna il Varsor si era messo di traverso , e non lo aveva colpito , e questo rassicurò tutti i vicini , sopraggiunti nel frattempo. Benito li organizzò , spalarono via la neve tutto attorno all’animale , con le mani ne tolsero di sotto il più possibile , infilando paglia asciutta . Con sacchi e coperte gli frizionavano il corpo , per tenerlo caldo , lo coprirono di paglia .
Le lampade a petrolio disposte attorno , davano un aspetto surreale al quadro , mai presepe aveva raggiunto tale intensità , con il nascituro al centro , che al momento sembrava morto .
Mancavano , e difatti arrivarono puntuali , all’unisono in lontananza , gli scampanii di mezzanotte delle molte chiese della vallata . Loro tutti in festa .
Peccato , se non fosse che era una cosa seria , veniva da ridere .
Benito convinse i vicini a rientrare , almeno salvate il cenone . A malincuore si allontanarono tristi , Grison si era fatto ben volere per la sua dolcezza , da tutti loro .
Gisella era stata irremovibile , accucciata sotto il motocarro , nella sua coperta , piangeva .
Benito non sapeva che pesci pigliare , diciamo che non era neanche il posto giusto .
La strada di accesso allo stradone principale non era ancora libera , il veterinario in quella notte chissà dove era , a piedi poi era lontano , troppa neve , un brutto problema . Si consolava vedendo il Biondo che respirava regolarmente , se avesse sofferto , si dimenerebbe , invece sembrava che stesse beatamente riposando . Forse troppo lavoro ultimamente , stressato , un leggero malore , chissà !!!.
Benito pensava al suo cenone , aveva comperato tutta roba buona , un tacchino , castagne , Torrone tenero , cioccolata Svizzera e una lunga lista , che la moglie Beppina gli aveva infilato in tasca .
Di suo ci aveva aggiunto un dolce nuovo da quelle parti , costava come un noleggio di 20 Km , ma gli garantirono che era una vera specialità , lo avevano comperato anche : Don Crispino, il Medico condotto , il Farmacista , il Maresciallo dei Carabinieri e la Levatrice , si trattava del Panettone Motta Cercò nella tasca posteriore della giacca un frammento di Pane , ne offri un pezzetto a Gisella
“Facciamo finta che sia mandorlato” . Lei accettò e per la prima volta sorrise .
.Verso le tre del mattino , Gisella lo svegliò , si era assopito sulla paglia ,
“ Si è mosso un paio di volte , se lo guardi , sembra che rida , vieni a vedere “
Effettivamente dovette convenire che aveva un’espressione strana , veramente un sorriso un po da ebete , pieno di beatitudine , con le labbrone spalancate , che cercavano di mangiare la neve .
. Non ci credeva , ma a questo punto voleva chiarire il sospetto .
Più che morire non poteva . Allontanò Gisella . Gli tolse la paglia di dosso , legò la cavezza al motocarro , andò dietro Grison , e a pieni polmoni lanciò un urlo disumano che arrivò alle stelle , contemporaneamente affibbiava un calcio sacrosanto a quella montagna di cicca , che era il posteriore.
Lo spavento esplose e coinvolse tutti , maestoso ,malfermo , si ergeva il Biondo ,un poco traballante , ma in piedi .
Arrivarono di corsa allarmati i genitori di Gisella , il padre prese in disparte Benito , e gli mostrò la bottiglia di grappa vuota . Sopragiunsero altri vicini che sentiti i fatti , e osservando il Biondo traballante convennero , che sì , si era trattato una sbronza tremenda .
Gisella si rifugiò in casa , si mise a letto , e rideva contenta sotto le coperte . Che bello il suo Biondo ubriaco , lo avrebbe raccontato a scuola .
Benito e il Biondo si trascinarono a casa , fu servita doppia razione di biada , per evitare bruciori intestinali , e una brutta “Scimmia” , il resto della famiglia , si regalò per la prima volta un succulento Cenone per colazione , come usava fare il Conte Baragiotta , morto in gioventù di Gotta precoce .

"Per Aztek"

Ciao Davide (Aztek)
Rovistando nei miei giornali di Bordo , ti ho ricopiato questo momento della mia vita , non è una favoletta ma purtroppo autobiografico , ma gia ci stava La Marmolada .
A tutti tanti felici Km. nel 2009 da edmondo

Fine anni novanta,sbracato all'americana sulla poltrona-Commodoro del Fly-Brige ( sarebbe l'attico Cabriolet dei Mega -Yacht), osservavo l'incredibile progresso Urbanistico di Barcellona. Grazie alle Olimpiadi, e all’ iniziativa intelligente del Governo locale , molto era stato fatto con soddisfazione quasi generale.
Avevo trasferito da Lignano Sabbiedoro,questo 25 Mt. esposto all'emergente Salone Nautico Spagnolo. Al mio lato l'assurda vasca Yacuzzi vuota, costava un occhio della testa , rubinetti in mano. Le traversate OK, solo il solito Golfo del Leone, aveva regalato due giorno di lavoro extra ai marinai, per rassettare a nuovo la Barca.
Domani venerdì avrei consegnato lo Yacht ai delegati del Cantiere, rimanendo a disposizione per eventuali clienti Esteri , e mirate prove a Mare. Se rimaneva invenduta , rientrava con me a Trieste, per l'invernaggio.Un lavoro da precario (di già ??) che mi piaceva.
Per la prima volta il Salone Nautico aveva aperto una appendice galleggiante nel Porto, al Molo de la Barceloneta, al lato dell'interessante Museo dell'Historia de la Catalunya . Di fronte il Ns. compatriota (sottovoce pleas) indicava con il braccio teso l'uscita del Porto e le Indie . Chissà cosa avrebbe pensato del nostro splendido Tricolore , con le sue Repubbliche Marinare, che avevo dato a poppa. Misure canoniche, alla base un pollice per ogni piede di lunghezza al galleggiamento dello scafo, una splendida opera d'Arte. Che tristezza al confronto di quei spennacchiati e smunti tricolori , grandi qualche francobollo, che penzolano giorno e notte, nei luoghi più inadatti , su alcune barche nelle ns. Marine . A volte li fanno durare più stagioni. Ma le Barche , non era una cosa da Miliardari ????
Per il pomeriggio decido di visitare il famoso Acquario, qui nel Porto . La Moretta alla cassa, con dolcezza mi ripete la cantilena imparata a memoria :
- " Lei ha l'aspetto cosi giovane, però sono obbligata a chiederle , se veramente ha compiuto i 65 anni ??? "
- " Vuol significare che dipende dalla mia risposta se accettare o no il mio invito a cena ? "
- "Purtroppo per me, questa sera sono impegnata, ma ho egualmente una bella notizia per Lei, sempre che sia Ower 65 "
-" Si lo sono "
- "Allora il biglietto di Ingresso Le costerà due terzi di meno,come i Bambini e Militari ".
Ero Genovesamente contento per il risparmio, e infilai il Tunnel trasparente che mi immergeva nel Mare artificiale. Una Tartaruga centenaria nuotava al mio lato, mi fece l'occhiolino. Mi bloccai di colpo, tutto capito , tutto chiaro, ora era ufficiale, per un pugnetto di Pesetas , venivo pubblicamente per la Prima Volta, sbattuto tra i Grandi (ora si usa dire cosi ? ). Presi coscienza che ero passato in un nuovo mondo , l'ultimo. L’inverno delle quattro stagioni della Vita . .
Tornai alla poltrona del Commodoro. La serata era dolce, lentamente la Metropoli accendeva le sue luci invasive. Il tramonto non cedeva , a ponente il rosso nei suoi cromatismi , chiazzava con disordine nuvole appese al nulla. Streghe spettinate fuggivano sulla scopa, la Marmolada, filare di cipressi, orrendo fungo Hiroscima, tre piccoli UFO color rame.
Solo i Bambini e i Sognatori sanno decifrare le forme delle nuvole .
Fasci di luci fredde mi accecavano, del merlettato della Metropoli contro l'orizzonte , ora rimaneva una tenue linea retta , diventava buio. Atolli di penombra, a proteggere qualche gioiello salvato dal passato. Dietro di me Barceloneta era in subbuglio. Un invisibile Muzaidin , pennellava la brezza marina con speziati profumi , quintali di doni Ittici , passavano dalle padelle all’estetista , infine ai tavoli , per venir divorati .
I cultori del colesterolo, quello cattivo, quello fritto con le braci dell'Inferno, scaldavano i motori . Faceva fresco, premetti il tasto , e il tendalino si materializzò dal nulla, ero al riparo dalla rugiada .
Vicino , nel Porto , i Traghetti si animavano , per primo usciva quello per Minorca , poi nell'ordine Mallorca e Ibiza. Una volta fuori e sceso il Pratico sulla Pilotina, messo la Nave in Rotta , il Comandante ordina " Pari,alla via cosi " . Sarebbero tornati domani pomeriggio-sera.
Pensai alla mia Prima Volta di oggi . Prospettiva di una vita nuova .
“” Seduto sulla sedia a dondolo, guardavo la sorridente nuora bionda , che con il coperchio in mano ,con l'altra aggiungeva un dado Liebig al minestrone, i due nipoti , ben pettinati, con le mani sporche di nutella, mi macchiavano l'ampia camicia Hawaiana d'ordinanza”” . Un rimorchiatore creò un'onda anomala, mi svegliai di botto , sudato , bagnato . Che sogno orribile .
Guardai il tendalino , era al suo posto. Ricordai l'invito a cena alla moretta, più che inopportuno ero stato velleitario.
Gli amici del Bunkeraggio di Carloforte avevano regalato un cartone di Bianco locale (raffinato) alla Barca, aprii una bottiglia e smisi di pensare al futuro.
Certo , questi ultimi 20 anni di spensierata vita in mare , oceano , e isole , erano volati , non ce ne eravamo accorti , succede sempre cosi con le cose belle . Dovevo fare attenzione , d’ora in poi , a non incupirmi vivendo in quei ricordi .
Per gioco cercai di riandare indietro nel passato, a ricordare altre Prime Volte :
Il Primo spazzacamino che venne a casa, che paura, la Prima simpatia non condivisa all'asilo, che dolore, il Primo bacio (si fa per dire), il Primo film vietato ai minori, la Prima coca-cola, la Prima Comunione, il Primo e unico " Si" in chiesa, il Primo autoerotismo, terrore per l' imminente cecità e sordità, i Primi pantaloni lunghi, la Prima doppia pagina di Play-Boy, la Prima bicicletta, la Prima sigaretta, eh ragazzi La PRIMA VERA VOLTA, la Prima firma su una cambiale (Topolino B), la Prima Lambretta, La Prima Barchetta a vela a nolo (lago di Zurigo), il Primo figlio, la Prima vera barca a Vela, la Prima Volta nel meraviglioso mondo sottomarino, il Primo volo, la Prima traversata Oceanica , la Prima volta dal dentista, il Primo stipendio, la Prima carta Diners Club, il Primo funerale, e tante altre Prime volte che adesso non ricordo. Quante tristi e splendide emozioni Tutto sommato ci può stare anche quella di oggi.
Eravamo all'alba, freschetto gradevole , li sul Mare lievitava una estesa garza di nebbiolina .
Le prime palle di lardo, scaldavano i muscoli, trottavano su e giù per il Montjuic, speranzosi di grondare sebo liquefatto. Profumavano ancora di Frittura . Dai ; sudare sudare , essere pronti per la sera.
Su verso la Costa Brava , il blu cedeva all’azzurro che lentamente impallidiva , preannunciando l'arrivo del Padrone.
Alla Capitaneria avrebbero issato la Bandiera Nazionale, a quel punto anche noi avremo dato la Nostra . In mare che belle sono le Bandiere. Ci sono cose inanimate che hanno un'anima, tra queste le Bandiere.
Si rientrano al tramonto, si proteggono la notte, si danno al giorno.
Chi ha vissuto il Mare , sa che il conforto di appartenenza è Lei.

"I Nanetti"

Sono dovuto emigrare per trovare l'ambiente consono al tema dei Nanetti, da noi non sono molto amati :

I NANETTI

Anche da noi in Svizzera i tempi erano cambiati , bande di giovanastri selvaggi , in sella a puzzolenti salta fossi , saccheggiavano i giardini , sequestravano i nanetti , disperdendoli solitari nei boschi oscuri , così ogni sera dovevo rientrare i miei cinque parenti . La Heidi poteva restare fuori , non la voleva nessuno . Non era una sua scelta , se li era trovati tra i piedi alla sua nascita, assieme ai genitori e parenti vari . Da figlio unico , gli tenevano compagnia sin da bambino . Si trattava dei nanetti della mamma , che vivevano nel giardino . In quegli anni abitavano alla fattoria del Bisnonno-Nonno-Babbo , solitaria , a c/a. 14 Km. da Zurigo.
Quando ancora li eguagliava in statura , ci farfugliava , e loro 5 con il silenzio annuivano . Era troppo piccolo per conoscere i classici immortali , quindi li battezzò con vari nomi di sua fantasia : Sep-Teufel-Redder-Rohte e BiBi . Certi suoi segreti li confidava solo a loro , erano entrati in confidenza , e lui si fidava . I rapporti si allentarono un poco , causa la sua frequentazione scolastica . Però sia al mattino alla partenza, che al pomeriggio al ritorno,gli strizzava l'occhio . Poi il Babbo ebbe quel brutto incidente con il trattore , e la mamma rimasta sola vendette la fattoria .
Con Sep-Teufel-Redder-Rohte e BiBi ci trasferimmo in una linda villetta , con giardino,garage e negozio di Frutta e Verdura, ad Oerlikon periferia di Zurigo. Completai gli studi d'ordinanza , il mio grande sogno erano i viaggi , grandi avventurosi viaggi . Entrai nelle Ferrovie Federali Svizzere , e venni subito assegnato come controllore, alla tratta secondaria di pochi Km. Effretikon-Rapperswil e ritorno . Inizialmente raccontavo alla mia banda dei 5 i miei viaggi di andata e ritorno , mi arresi all'evidenza , davano segni di noia e stanchezza .
Dopo 25 anni di servizio ricevetti il berretto rosso , che contraddistingueva i controllori aspiranti Capo Tratta . Con ulteriori 15 anni di servizio , ottenni il privilegio di portare la borsa di tracolla Rossa , quella che arrivava al ginocchio . Ancora un anno di servizio per dar modo si deteriorasse un pochino , ed eccoci tutti in pensione .
Gli umanoidi ancora non lo praticavano diffusamente , ma i miei 5 furbetti, avevano nel frattempo gia usufruito di parecchie ristrutturazioni.. Attorno al mio 45esimo compleanno , la mia mamma aveva aggiunto ai 5 una nanetta vestita come Heidi . Era un messaggio subliminale ???? certamente . Lei era giustamente preoccupata , la sua salute scarseggiava , i studi di Settore e i vari Migros ,Lidel, Prix , avevano decretato la fine del negozio .
Un freddissimo 20 Dicembre , rimasi solo , e dovetti iniziare a prendere decisioni . Ritirai i cinque pargoli e mezzo (a me la nanetta Heidi non piaceva) e li sistemai nel tiepido garage . Misi Heidi in un angolo , e mi sedetti di fronte ai miei Sepp-Teufel-Rothe-Redder e BiBi , per la prima volta mi videro piangere , piangere a dirotto con il cuore in mano. Loro non cedettero al pietismo , speravo sofrissero interiormente .

Io non ho mai posseduto un'automobile , non ho mai richiesto l'abilitazione , invece grazie al sevizio militare, mi ero innamorato di una "Condor" una specie di BMW "de noaltri", fabbricata all'epoca in Svizzera per l’Esercito , e qualche raro eccentrico nazionalista . Ne acquistai una , ed assieme alla Lambretta (per la città) fu l'unico veicolo che mi permise qualche surrogato di Grande Raid . A lei dedicai tutte le attenzioni e cure , (ne aveva sempre bisogno) che avrei dovuto riservare a qualche Haidona in carne ed ossa . Misogino....??? NO , solo patologicamente Motociclista convinto .
Gli anni non si fermano , ed anche la mia vicina Frau Steiner (93 anni) doveva per ironia della sorte,pensare al suo futuro,alla incombente casa di Riposo .
Oltre al marito (Franz) , che 40 anni fa gli era stato trafugato da una Spagnola in carne , anche 5 dei suoi unici figliocci,le erano stati rapiti dalle Selvagge bande, si era salvato uno solo, perchè al momento , era dall'estetista . Gli anni e la prolungata esposizione agli elementi , avevano provocato una fessura verticale al legno , proprio all’occhio sinistro . Aveva un buffo nome Italiano da cantante Lirico "Cantolo".
Franz era un po’ ubriacone , e il suo misero curriculum lavorativo , determinava una pensione da fame per gli standard Elvetici . Frau Steiner non aveva sofferto più di tanto della fuga del marito,anzi al pensiero di un suo ritorno , faceva le corna , e si toccava sotto le gonne , senza farsi vedere .
Invece era ancora traumatizzata , per la scomparsa repentina dei suoi cinque cari . Non ne conosco nemmeno i nomi , non riesce a pronunciarli scoppia in singhiozzi . Bisogna capirla , non ha avuto figli , il Bifolco con Lei non ci era riuscito .
Mi fece cenno di visitarla , era tornato Cantolo . Lavoro quasi perfetto , Lei un pò miope non se ne accorgeva ,ma c'era un non so che di nuovo nello sguardo di Cantolo ,gli occhi erano perfetti , sguardo penetrante , severo,ma un non so che non mi quadrava . Silenzio con la Frau Seiner , ma il giorno dopo mentre potavo la siepe , lo osservai in giardino sul suo trono . Beccato , capito tutto . Lei d’altro lato , nel suo giardino , io nel mio , e Lui riusciva a fissarci tutti e due contemporaneamente . Ecco era quello , l' occhio sinistro era un poco spostato all'esterno , un pò sbilenco. Niente di tragico , bastava non guardare Cantolo di fronte.
Frau Steiner mi confidava le sue preoccupazioni per il futuro di Cantolo ,una volta ritiratasi al "Lezte Eden" (Ultimo Eden) la casa di Riposo , che non accettava animali domestici e ricordi ingombranti . La tranquillizzai,cosa vuole ne ho 5 e mezzo , uno in più o in meno non fa differenza .
Arrivato il fatidico giorno , Cantolo con al collo la catenina della cresima di Frau Steiner , lo trasloco nel mio giardino, in compagnia dei miei unici parenti . Dovetti coprirli con un telo,mentre assisteva al carico delle poche cose concesseLe , sul pulmino del "Lezte Eden", non avrebbe resistito alla separazione senza lacrime . Il giorno dopo , la Caritas avrebbe ripulito il resto , e cosi un'altra mimi enciclopedia si sarebbe dispersa , nel nulla , per sempre .
Era stata categorica,voleva pagarmi una retta per Cantolo , 2 Franchi al mese, che io avrei dovuto ritirare personalmente , la prima settimana di ogni mese . Era un modo elegante , per aver mensilmente notizie di prima mano di LUI .
Trudi Steiner avrebbe compiuto 93 anni tra due mesi , il 30 Ottobre . Mi ricordai di un fatto che avevo letto tempo fa . Presi Cantolo , andai alla BMW , reparto Raid Transafricani ,.trovai subito quello che cercavo , un bauletto di alluminio in cui Cantolo ci stava a pelo , con un po’ di gommapiuma , poteva viaggiare riposato . Purtroppo dovetti comperare il Set completo di laterali . Mi stavo dissanguando . Il giorno dopo portai la "Condor" per l'istallazione . Le tre cassapanche facevano un figurone.
Presi la Svizzera e la distesi sul tavolo . Dunque verso ovest sino a Ginevra, in due giorni me la sarei cavata , altri tre verso sud e est , tutto terminato . Non sempre le cose furono facili , per esempio a Berna dovetti prima identificarmi , e solo allora potei fotografare Cantolo davanti al Palazzo del Governo . Anche a Lucerna , dopo il rogo che aveva quasi distrutto tutto ,ebbi difficoltà a piazzare Cantolo sulla ringhiera del suggestivo ponte Kapellbrucke , nessun problema invece con il castello Schadau a Thun , anche i Giardini dello Chateau de Gruyeres tutto ok , uguale Schloss Vaduz . Bellissima la foto di Cantolo presa dalla Quai du Mont Blanc a Ginevra, con alle spalle l'altissimo getto d'acqua .
I giorni volavano ; Sustenpass , San Bernardino , St Moritz , Mustar , Kostanz,e sempre Cantolo in primo piano ,con la sua collanina da cresima. Un totale di 90 fotografie scelte e ordinate in un bel Album,ogni una identificata , con data ed il nome della località in cui aveva soggiornato .
Parlai con la Direzione del "Lezte Eden" ottenni il benestare . In via eccezionale il 30 Ottobre , Cantolo avrebbe dormito , per una notte , vicino a Trudi Steiner su un apposito Tavolino .
Proprio quel giorno non si sentiva bene , rimase a letto , i festeggiamenti si svolsero in camera . Alle 3 del pomeriggio arrivai con Cantolo e l'Album Fotografico . Gli spiegai del viaggio effettuato dal nanetto , e vide nell’Album le conferme , mi piantò con forza le unghie nel palmo della mano . Accarezzava Cantolo , gli toccava la collanina , poi sfogliava l'album . Fettina di torta d’ordinanza e un buon Cappuccino con Panna . Solita cretina cantilena , cento di questi giorni . Finalmente rimase sola con la sua immensa felicità .
Come d'accordo tornai il mattino seguente a ritirare Cantolo , mi dirottarono in Direzione . Il Nanetto e l'Album mi aspettavano sulla scrivania . Il Dott.Zinemann mi informò che all'ispezione delle 4 del mattino,Trudi Stainer era stata trovata morta , stringendo l'album , con il volto disteso . Aveva a suo tempo deciso per la cremazione , concordammo con il Dott. Zinemann , di inserire almeno l'Album nella bara,anche se vietato . Le ceneri si sarebbero mescolate , Trudi postuma acconsentiva . Cantolo non era possibile , non ci entrava .
Stavo per uscire , quando l'infermiera Spiez mi raggiunse , mi consegnò 2 Fr. ed un bigliettino che era rimasto sul comodino " fur edmund monat novembre” .
Rientrato a casa , ricoverando i miei sei parenti e mezzo , decisi che anche per me , era ora di pensare al futuro .


"IL VASO DEL PESCIOLINO ROSSO "

A Cencennighe proseguire per Canale D’Agordo quindi a sinistra nella valle cieca che termina a Gares .
Un paio di casolari prima della fine della strada , in alto sul pendio erboso si ergeva la casa Colonica della Famiglia Merec . Si racconta che furono i primi abitanti del fondo valle, l’attuale Patriarca della dinastia era il novantenne Tommaso Merec .
Si occupava di lui la moglie del nipote Angelo, che faceva l’idraulico ad Agordo. Aveva altri tre nipoti , tutti sistemati lontano . L’avvocato Tito Merec a Roma, l’odontotecnico-dentista Fulvio Merec era ben sistemato a Padova, infine Giovanni Merec famoso commercialista a Milano.
Era tradizione che il 1 Maggio giorno del compleanno del bisnonno Tommaso, si incontrassero tutti e quattro a pranzo in casa di Lui, insieme ad Angelo l’ idraulico.
Le tre automobili parcheggiate nel sottostante spiazzo, valevano quasi più della sua proprietà, non si era mai stufato di scendere a curiosare, ogni anno erano diverse, più imponenti e lussuose .
Questo anno 1998, e proprio oggi, avrebbe compiuto 90 Anni, il primo a meravigliarsene era Lui stesso, chi l’avrebbe detto con tutto quello che aveva subito, e a cui aveva assistito . Una guerra Mondiale devastante, poi speranze, tante speranze da vincitori, invece andò diversamente, emigrazione, fame e miseria .
Arrivò il Ventennio, ancora speranze che infiammarono i più giovani, tutto terminò miseramente con una nuova Guerra Mondiale, poi una quasi Guerra Civile, e finalmente sepolti i suoi due figlioli con un mazzo di fiori al monumento del Milite Ignoto, la nuova ricostruzione, ed un po’ di benessere grazie alle rimesse dei nostri emigranti .
Ora 90 anni, e i superstiti quattro nipoti insieme a tavola, come quasi da una vita, pacchetti con regalini .
Elsa la moglie di Angelo da sempre, con le sue semplici ricette paesane, si godeva i complimenti dei cugini, e non vedeva l’ora di potersi ritirare in stanza ad aprire i regalini che per tradizione, riconoscenti facevano anche a Lei.
Angelo si era sgolato per anni nel convincerla ad aprire i regali in presenza dei cugini, per educazione, Elsa non ce la faceva , si vergognava, arrossiva, non sapeva che parole usare per ringraziarli. A tavola tra di loro usavano sempre un linguaggio elegante e forbito, che Lei ascoltava volentieri, ma che la imbarazzava se vi doveva partecipare .
I cugini chiacchierando si gustavano la grappa da ” Troy” nessuno aiutava a sparecchiare la tavola.
Bisnonno Tommaso ordinò ad Angelo di andare in Tinello a prendere il vaso del pesciolino Rosso.
Tanti anni fa, alla sagra paesana di Canale d’Agordo, al tiro a segno, aveva vinto un pesciolino Rosso, che gli consegnarono dentro un sacchetto di plastica trasparente annodato, contenente pure una razione di acqua per una corta sopravvivenza, ebbe pena, acquistò subito un vaso specifico per allungare la sua precaria vita , assomigliava ad un vaso da notte senza manico, ma era trasparente.
Fece posare il vaso sul tavolo davanti a lui ed iniziò :
“””Durante l’ultima guerra, il cappellano Militare spesso ci raccontava delle cose per distrarci i pensieri, io mi ricordo vagamente di questa che vi espongo, mi era piaciuta, ne avevo capito il senso, ed eccola aggiornata un pò ai tempi nostri, e ve la lascio in mio ricordo””””
Angelo precipitoso lo prego di non annoiarli con barzellette da caserma.
Il bisnonno lo gelò con un’occhiata . Si alzò, andò alla credenza, posò con garbo sul tavolo alcune uova, un catino che conteneva grani di granoturco, ed un altro contenente farina gialla dello stesso granoturco .

“”” Allora ragazzi, adesso nell’ordine, mi raccomando rispettate le sequenze, infilò con delicatezza nel vaso, il più possibile di uova, fino a riempirlo . Ecco, secondo voi di più non si può ???””””
I quattro annuirono, di più non si poteva . Pieno .
“”” Adesso infiliamoci il massimo di granoturco che ci entra”””
Lentamente e picchettando con le nocche il vetro, riuscì a riempire per bene i vuoti rimasti tra le uova.
“””Lo considerate ben pieno ??? “””
Annuirono , ancora una volta, pieno a rasare .
“””Adesso con un po’ di pazienza, molta pazienza, riempiamo con farina gialla facendola vibrare un pochino . Lentamente i vuoti tra grano e uova si compattarono .
Vi sembra bene cosi ???, credo non ce ne stia di più “””
I nipoti annuirono un po’ piccati, si prendeva gioco di loro ????
“”” Angelo adesso portami il fiasco del Chianti, con due bicchieri”””
Riempì i due bicchieri, e molto lentamente, con attenzione per non tracimare, li travasò nel vaso del pesciolino Rosso tra la farina ed il granoturco, che si tinsero di rosso cupo .

“”” - Ecco ragazzi, facciamo finta che il Vaso del pesciolino Rosso, rappresenti la vostra Vita la vostra Esistenza

- Le Uova rappresentino le Vostre cose Essenziali, le più meritevoli, come onestà e rispetto, le più importanti, la vostra famiglia, i vostri figli se li avete, i vostri cari , o le persone che amate .

- Il Granoturco, altrettanto importante, rappresenta, la casa, cibo e abbigliamento, il benessere , l’automobile , la moto , o quanto necessario per una vita decorosa ,non eccessiva .

- La Farina gialla invece, rappresenta le cose veramente superflue, capricci, stracci modaioli e tutte quelle cose che ci sono diventate indispensabili perchè abbiamo voluto lasciarci convincere che lo siano .

L’avvocato, il dentista ed il commercialista, si sentirono sollevati che questa filastrocca filosofica da caserma era, secondo loro, finalmente terminata .
Angelo invece sembrava non aver capito niente e chiese :
“””Cosa cavolo vuoi dire Bisnonno ???.”””
“””Da tè me la aspettavo, pensaci un pochino, se mettevo per primo la farina gialla, poi il granoturco, le uova non ci sarebbero mai potute entrare tutte, se forzavo, rischiavo di romperle””” Le tre lauree rimasero basite, sorrisero facendo finta che era logico sin dall’inizio.
Angelo invece non aveva ancora tutte le idee chiare,
“””Questo adesso la hò capita, ma cosa centrano i due bicchieri di Chianti che hai sprecato”””

“””Per quanto pieno sembri il vaso, c’è sempre bisogno e posto per due bicchieri di vino, da condividere con un amico, anche se ancora sconosciuto “””

Buon compleanno Tommaso Merec, speriamo che i cugini si ricordino ……….


"MAI CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO"

Ero in viaggio verso Greenpoint, a spese del cliente, mi ero noleggiato una moto vicino all’aeroporto di Oklahoma city, da riconsegnare ad Tucumcari (New Mexico), speravo firmare un contratto per trasferirgli la sua barca a vela da Puerto la Cruz Venezuela a Fort Loderdale Florida .
Visitato a Clinton il “Route 66 Museum” consigliabile, invece a Bethany il “Trading Post” no, è uno spaccio di pattochiglia souvenirs, da evitare assolutamente .
Il giorno dopo verso le 14, avevo messo freccia a sinistra alla vista di uno “ Store “.
Dondolavo su un divano di vimini appeso alle travi del portico posto all’ingresso di quello che sembrava essere un Bar, ma in realtà era un disordinato emporio di cose che ritrovavano l’essenzialità, solo lungo questa ormai desolata Rute 66 .
Speravo ripristinare presto le funzioni delle due povere gambe indolenzite e intorpidite, la schiena invece sarebbe tornata retta solo se legato ad un palo . Carente di allenamento .
Il piazzale antistante era somigliante ad un percorso di guerra, e tra le buche, al centro signoreggiava una vecchia erogatrice di “Gasoline” su di un basso piedestallo di cemento e protetta da una tettoia a V rovesciata . Due recipienti di vetro paralleli da 1 Gallone come cranio, le tacche scure che marcavano il ½ Gal.. mi studiavano, per cappello un grande globo bianco in verticale, con al centro una stella rossa, sul corpo longilineo una rossa e vistosa “ T ” cerchiata, invece all’altezza del sesso fuoriusciva una grossa leva da muovere da destra verso sinistra o viceversa, che pompava alternati, nei due recipienti di vetro, uno si riempiva, l’altro vuotandosi per gravità, attraverso una manichetta di gomma finiva nel serbatoio di una bellissima Buick . Avevo chiuso gli occhi per pochi istanti, erano passati circa 60 anni a ritroso, lo “smanettatore” e quella Buick non esistevano più . Degli appositi ingranaggi, marcavano gli “svuotamenti” avvenuti . Bisognava azzerarli prima di iniziare le operazioni, altrimenti la maniglia della pompa rimaneva bloccata .
L’anziano barista-faccendiere mi spiegò che gia allora la benzina era proposta in vari colori : Ambra per la “Regular”, Rosso o Blu per la qualità superiore “ Premium “ , Neutrale senza coloranti, per uso semplice o agricolo, che era il caso di questa erogatrice .
Di poco sopra la stella cerchiata, si riusciva a leggere ancora in evidenza “Filtered Gasoline”, il progresso era abbozzato .
Rimaneva solo lei che fungeva da testimone inanimata, con in evidenza gli acciacchi degli anni, ma ben portati grazie a quel clima secco .
Oltre, il breve tratto perpendicolare della Rute 66, confusa con l’infinito breve, l’orizzonte si dissolveva nella nebbiolina di polvere rossa in sospensione perenne .
Alcuni cespugli volubili (Tumbleweeds), provvedevano a mutare il paesaggio, in funzione dell’intensità e direzione del locale vento pomeridiano .
Alla mia sinistra un vecchia baracca fungeva da Garage ad una Ford Edsel del 1958, rossa e bianca in buone condizioni, mi permisero esaminarla attentamente, solo una leggera botta alla calandra verticale, per il resto ottimo affare per collezionisti .
In un angolo la figura ritagliata da compensato, con dipinto ai due lati una specie di finto Poliziotto disarmato con berretto a visiera, ingentilito con un cravattino a farfalla, che con un braccio indicava una direzione. Presumo venisse esposto al bordo della strada, per indicare la presenza del servizio “ Gasoline”, la vista di quella divisa garantiva serietà e qualità, nell’immaginario collettivo .
All’esterno, quasi al centro della parete di tavoloni grigi ed arsi dal sole, su di un grande vecchio panello pubblicitario in lamiera smaltata, una sorridente e formosa Pin-Up in Bikini, prometteva refrigerio se ti concedevi ad una bottiglietta ghiacciata di Coca-Cola . Purtroppo alcune mirate sassate avevano deturpato il reggiseno con il prezioso contenuto, ed un buontempone con una Colt 45 canna lunga e buona mira, aveva evidenziato con realismo l’ombelico .
Mi trasferii all’interno, ad un tavolo vicino la finestra, da dove poter ammirare il “ cancello” che avevo noleggiato per una settimana, una splendida “Suzuki VS 1400 Intruder” monosella su molle, colore “Nuclear Dream” e udite udite una Custom mossa da cardano . Il nome del colore me lo aveva suggerito il noleggiatore, viste le mie perplessità .
Fornita di un borsone e mezzo di vero cuoio di Bisonte, mimetizzate da migliaia di frange, uno conteneva perennemente una tanica dedicata, per 1 Gallone e ½ di benzina di rispetto, l’altro, causa i silenziatori alti, poteva contenere al massimo alcune confezioni di preservativi, il resto polvere , che entrava copiosa, convogliata dalla forma del “ Fat Bob” posteriore . Dal Bisonte avevano copiato la forma delle corna, che avevano adibito a manubrio, un po’ strettino con le manopole che guardavano l’asfalto, il tutto per esaltare la precaria maneggevolezza in un eventuale misto stretto .
C’è da dire che fino ad ora le strade erano state tutte diritte, nessun problema . Di veramente notevole, quei due smisurati cilindri alla Siffredi, ahh non li scorderò mai . Impressionante all’occhio, per quelli anni ( 1987 ) il posteriore, un grasso 180/80/15 con la unica funzione pratica di frantumarmi le vertebre . Sempre per compiacere l’occhio, ben in vista una coppia di cromati ammortizzatori con molla ostentata, sicuramente fasulli . Insomma un insieme che con orgoglio noi motociclisti definiamo una “moto con carattere “, però questa in più con una meccanica ed un motore infinito, coppia di oltre 100 Nm attorno ai 3.000 giri, cambio a 4 marce . Praticamente partivi al mattino con la quarta, e mettevi in folle a sera , all’arrivo .

Un terrificante frastuono, e davanti ad un fumo azzurrognolo, lentamente si concretizzò un magrissimo barbuto straccio bisunto, ma ancora in vita, una specie di “grease monkey” (scimmia sporca di grasso) come la gente definiva non senza un certo disprezzo, chi si occupava di meccanica, all’epoca .
Usando le gambe divaricate puntate al terreno, iniziò a rallentare, scelse una opportuna buca sufficientemente profonda per fermarsi definitivamente . Spinse ed appoggiò alla parete del garage, due o tre moto, riassunte in UNA SOLA . Che Storia c’era alle spalle ??
Se avessi avuto il coraggio di sedermi in intimità al suo lato, con la sensibilità di cogliere e capire lamenti e racconti, di esistenze inanimate, ne avrei avuto per mesi, per al termine fuggire, sgomento ed insonne, per altrettanto tempo .
Gia detto, barbuto, magrissimo, ed alta statura, claudicante (una frenata al limite ??), capelli presumibilmente biondi all’origine, lunghi rigidi ed odorosi come lische di Baccalà, camicia ampia a grandi quadroni di intensi colori, salvo nei sotto ascella dove le secrezioni li aveva ubriacati, pantaloni di cuoio grezzo di vacca, con frange laterali, stessa cosa il gilet, colore indefinibile, tutte le tonalità dei grassi animali vegetali sintetici attualmente in circolazione, ricordando la “Suzuki VS”, direi prossimo al “Nuclear Sunset” ..
Abbondante foulard-lenzuolo annodato di lato, serviva a tutti gli usi, dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto.
Mi salutò rumorosamente, si recò dal faccendiere, ritornò al mio tavolo con due bicchieri infilati nelle dita unte, ed una bottiglia di Whisky senza etichetta . Una energica pacca sulla spalla rimise ordine alle mie vertebre .
Il bisunto barbuto, si incaponiva nel voler condividere il Bourbon con mè, aveva visto la moto e mi considerava un amico, un fratello, non avevo scelta, i suoi occhi azzurrognoli non ammettevano deroghe, accettai in ricordo di Bisnonno Tommaso, ma con molta cautela, loro non hanno l’abitudine di sorseggiare, loro si dissetano, noi mangiamo, loro si nutrono, noi ci vestiamo, loro si coprono .
Qui ero a 45 mgl. ovest di Ocranwill, mancavano 38 mgl. per raggiungere Greenpoint, dove mi sarei fermato per il contratto . Ricordo ancora le distanze, perchè il serbatoio con 13 lt. di capienza , compreso la riserva, te lo consigliava sempre .
Invece Al-Salis (era il suo nome-cognome), figlio di una Indiana Canadese e di un ba….tardo Irlandese. abitava a sole 12 mgl. sempre verso ovest, il luogo lo aveva battezzato “Spirit of Hoover” e sperava che un giorno comparisse nella nostalgica “Guida” della svilita Rute 66.
In anni di girovagare con il suo Pick-Up Ford, avanti e indietro per la 66, aveva raccolto una quantità sproporzionata di residuati del serpentone di disperati all’epoca della fuga dalla grande depressione. Con quei materiali aveva pazientemente ricostruito una copia delle famose Hooverville, bidonville che si popolavano al tramonto, vuotavano all’alba, oppure per ragioni imprevedibili si duplicavano lo stesso giorno .
Al-Salis continuava ostinato ad ampliare il suo museo a cielo aperto ..
Aveva amputato le appendici a 4 Roulotte, quelle tipiche tondeggianti di alluminio del dopoguerra americano, e ora rivettate assieme, formavano un lungo corridoio dove erano esposti rari documenti fotografici, cartine stradali, che prima della crisi le compagnie petrolifere facevano a gara per omaggiartele, con sempre in evidenza i loro appariscenti loghi, a questo punto però quasi illeggibili .
Tutte cose donate da visitatori che ambivano perpetuare quel ricordo di loro parenti . Infilavano volentieri nel bussolotto qualche $, affinché persistesse nell’opera . Lungo il corridoio sulla destra, qua e là, alcuni panelli di formica bianca, accoglievano colorati autografi, dediche e date dei mecenati o semplici visitatori . In un secchio posto all’ingresso potevi scegliere il colore del pennarello indelebile che volevi usare, lo lasciavi poi in un secchio uguale situato all’uscita . Quelle macchie di colori, ristoravano il cervello, per i più audaci era Pop-Art . In occasione di festività o anniversari importanti, capitava di dover intercambiare i secchi più volte al giorno .
Storie torbide, a volte esaltanti, luminosi altruismi, gente di tutti i colori ed etnie sesso e religione accomunati nella disperata fuga dalla fame . Molto è stato scritto perché io possa aggiungere alcunché .
Il piccolo ufficio che si era concesso, una sedia un tavolino che al massimo poteva ospitare un posacenere, alla parete una gigantesca locandina del Film “Vanishing point “(Punto Zero da noi) diretto da C. Sarafian con Barry Newmann nel ruolo di Kowalaski . Raffigurava la scena finale quando la Dodge Challenger si schianta suicida contro i Buldozzer posti dalla Polizia, in una palla di fuoco.
Dall’altro lato una gigantografia della bellissima Susan George con autografo, presa dal film “Dirty Mary-Crazy Larry” con Peter Fonda . C’era ancora posto nell’angolino, protetto da un cristallo (anti proiettile ???) un vinile della Amos “Welcom to Nevada” di Jerry Reed

Guardai fuori, la creatura di Al-Salis figlia di brutali stupri, era scomparsa, sommersa da grosse balle di erba secca velcro, che un vento furioso gli aveva ammassato addosso .

“””guarda Al, la tua moto è sotto i cespugli !!!!! “””
“””ottimo così, qui la notte fa freddo “””
“””ma tu giri la notte senza faro davanti ???”””
“””qui nel deserto non è mai totalmente buio, se giro sulla statale, attacco un vasetto di lucciole, al manubrio”””
“”” hai visto la locandina di “Vanishing Point” ?, bene ho fatto delle comparse per più di sei mesi, non mi si vede mai nel film, forse ero sgradevole al montatore, con i soldi avanzati mi sono comperato uno di quei Pulmini costruiti alla rovescia, con la ruota di scorta appesa all’esterno davanti, e il motore dietro, raffreddato ad aria, li costruite voi in Europa, portavo i turisti a ripercorrere la stessa strada usata per il film, compreso i paesini, Motel e l’ emittente Radio di “Super Anima”, di cui ero diventato amico . Non ricordo quante milioni di foto ho visto scattare da quei Oranghi . Quel film è stato girato al 99 % on the road, niente di ricostruito .Con i soldi guadagnati in tre anni e duecentomila miglia percorse, ho iniziato l’avventura di “Spirit of Hoover” che va benino”””

I racconti e le ore passavano veloci, eravamo al secondo sacco di arachidi .
Anche se sembrava uscito salvo per un pelo, dalla scuola dell’obbligo, non ti annoiava mai .

Tre bottiglie giacevano esauste ai nostri piedi, mi ero costruito una ciucca disperata e triste .
Asciugando le mie gocce di pianto, trasferivo l’unto benefico dal Suo foulard, sulla mia pura e candida pelle rasata . Che schifo, come mi facevo schifo, non per il grasso che mi ero spalmato, ma per la mia condizione di uomo bianco civilizzato, avvinghiato a quella figura di cuoio mummificata, ammollito alle lacrime, da racconti improbabili di esistenze indiane delle praterie, di Bisonti infuriati, che maledivano i ghiacci che si erano sciolti nello stretto di Bering, o la puttanata di quell’ Italiano che aveva fatto naufragare il loro mondo con quelle fottute tre caravelle . Mi lambiccavo il cervello fumante, perchè cavolo quei Bisonti desiderassero tornare in Siberia ???.
Potere e influsso del Bourbon in dosi Magnum, Benzedrina ? robetta per educande .
La notte coraggiosamente riordinò tutto, riposizionandomi ai nostri parametri, due Alka-Seltzer alleviarono i conati dello stomaco, le mie tempie doloranti pulsavano più velocemente del minimo della “Suzuki VS”, avrei infilato la testa in una cassetta di pesce avariato, colma di ghiaccio per alleviarmi .
Le Sue storie difficili le conservo gelosamente nei cassetti della mia memoria, io mi muterò in cenere e loro in fumo azzurrognolo.
A volte ancora oggi mi ritrovo con le mani accarezzando le guance, all’affannosa ricerca di un po’ di grasso residuo celato nei miei pori, troppo tardi, troppo sapone, non ho chiesto l’indirizzo, ci sono cose che vanno lasciate come sono nate, nel contesto che si sono rivelate, e quindi per sempre irrepetibili .

PS :
Aggiungo che trovo erroneo per il solo fatto di essere degli estranei ad una confraternita , il rifiuto a priori di una caramella .


"FIORI"

Una promessa è un debito, chiudo questo periodo di raccontini con questo che ti avevo promesso, ora ci dedichiamo solo alla moto per tutta la stagione. Con altre novità ne, riparleremo inizio inverno se ci saremo ancora , e se interessa ancora . lampeggi edmondo

Giornata veramente sfortunata quella di Domenica 8 marzo 2008, finalmente uno brandello di primavera, programmata con entusiasmo per un mini giretto con la intorpidita Virago 535, tanto per rimettere in circolo l’olio, scaldare gomme e freni, come usano fare quelli delle saponette .
La spinge all’esterno, ci sale su, il piede scivola e pram pram giù per terra . Alla moto sembra non sia capitato niente di appariscente, ma la caviglia purtroppo ha fatto cric-crac, sotto la pedana destra.
Matilde oltre a sentire un male boia, la prende anche con immotivata vergogna, ha fatto tutto da sola, sono cose che possono capitare banalmente anche ai più blasonati lustra cordoli.
Avvisa Rodrigo con il telefonino, è l’amico con il quale intendeva fare il giretto, abita a 300mt. in linea d’aria, tempo di spegnere il gingillo e il rombo della Hornet gialla si fa sentire .
Prima si ricovera la 535, poi via in macchina al pronto soccorso, codice tra il rosso e l’arancione .
Il pomeriggio era di nuovo in rotta verso casa, per fortuna il codice è stato declassato a verde- arancione, piccolissimo fratturino, prudentemente 30 giorni di gesso, ma molto delimitato, la gamba era ancora integralmente ammirevole.
Prudenza i primi giorni, meglio usare una stampella, o addirittura starsene distesa sulla sdraio a scrutare con il cannocchiale le montagne, cercando tra gli anfratti quel cervo, che da giorni da la sveglia al mattino con rimbombanti bramiti sconsolati, in cerca d’amore, vista la stagione .
Rodrigo, “Rod” per gli amici, che palle sti genitori, insistono ad appioppare nomi a loro evocativi, che puntualmente vengono adeguati quando ti affacci al mondo moderno, dicevamo Rod abitava li vicino, ed aveva due possibilità per arrivare, la strada normale che faceva un giro ad U, oppure usando un sentiero che quasi diritto attraversava un bosco .
Venne a farle visita, via scorciatoia, il Lunedì sera dopo il lavoro, le omaggiò una confezione di “After Eight”, con sopra un mazzetto di Campanelle o Bucaneve, che aveva colto personalmente al margine del bosco .
Matilde dimostrò gradimento per le delicatezze al cioccolato e menta, ma sgarbatamente lo rimproverò per i graziosi fiorellini .
Risentito chiese spiegazioni, che ottenne immediatamente :

“””” Sei senza anima, crudele ed arido, distruttivo, questi poveri Bucaneve sono già cadaveri, tra un’ora saranno appassiti, inizieranno a puzzare, ed io dovrei rallegrarmi, e commossa ringraziarti per il tuo criminale gesto, grazie per le leccornie, per il resto, fai dono, ad amiche del tuo livello, che per vanità si vestono o si circondano di cadaveri “”””

Che doccia fredda, questa non se la aspettava, la conosceva da bambina, ma questo iroso lato di Lei non lo capiva .
Se ne andò risentito, mugugnando mentre attraversava il bosco . Più ci pensava e meno capiva, di questa stregua tanto valeva andare a prendere la doppietta e sterminare i poveri Caprioli o Lepri che ai margini ne facevano man bassa, nutrendosi senza tante remore .
Sarà che il gesso gli premeva dolorosamente la caviglia, o l’inattività la rendeva scorbutica .
Matilde con il senno di poi, si pentì della sua forse troppo irrazionale aggressività .
Se tornava, era certa che tornava, si sarebbe spiegata più pacatamente, in fin dei conti Rod era un caro e sicuro amico, anni di amicizia, solo qualche volta un segreto accenno di stizzita gelosia, causata da pacchiane smoderatezze di qualche ”bullona”, che lui aveva con troppa leggerezza condivise, in occasione dei vari raduni .
Rod tenne duro, ma poi il tempo è galantuomo, e il tutto si dissolse in un provvidenziale ricordo, il piacere di evitare l’atrofizzarsi della splendida gamba massaggiandola, prese il sopravvento .
Questa volta l’avrebbe sbalordita, gli avrebbe fatto comprendere che aveva recepito il suo pensiero . Avvedutamente si munì di un imballaggio di polistirolo, vi ripose del terriccio nero di prima qualità, vi mise in dimora sei mazzetti di Primule, selezionate tra le più belle della cornice esterna e soleggiata del bosco . Completò con una confezione grande di “Mon Cheri” con il coperchio decorato di fiori di campo.
Il Venerdì sera si ripresentò da Matilde speranzoso questa volta di fare cosa gradita .
Lo fu effettivamente, ma solo in parte, i “Mon Cheri” adempirono al messaggio insito, ma mentre massaggiava con idonea crema la gamba, iniziarono a cadergli addosso le prime goccioline di una nuova doccia fredda .

“”””Rod, più tardi mentre ritorni a casa, mi fai il favore di fermarti dove hai trovato quelle stupende Primule, che ho gradito veramente, e le ripianti esattamente dove le avevi trovate, vero caro che lo farai per mè per farmi contenta, evitandomi di dover farlo io, invalida con la stampella senza conoscere il luogo . Ci posso contare ?? “””

Rod in confusione, facendo finta di pensarci su, dilatava il massaggio, e Lei non del tutto insensibile, attendeva con piacere e pazienza la risposta . Non potendo più prolungare la manipolazione, decise di tranquillizzarla, al rientro avrebbe ripiantato al loro posto le Primule .
Euforica per la promessa, gli regalò un bacio riconoscente .

“””” Senti Rod che ne dici, domani pomeriggio mi porti a vedere quel posticino così fornito di splendidi fiori, con la stampella riesco a muovermi abbastanza bene, se sei d’accordo vieni a prendermi alle 14 ??””””

Rod prese volentieri l’impegno, non aveva mai visitato il bosco con Lei .
Arrivò puntuale, e lentamente si incamminarono fino al luogo della fioritura . Non solo in quel specifico luogo, ma ovunque il sole riusciva a farsi strada tra l’intrico dei alti rami, cresceva un tappetino di simil erbetta, che serviva da supporto ai primi fiori della nascente stagione, in questo caso i Bucaneve detti anche Campanelle. Interessante notare che dove le sciabolate solari erano più durature nel tempo, le Campanelle erano di conformazione più consistente, più alte più corpose .
Erano sempre raggruppate rigorosamente identiche, stessa famiglia unita, nessuna promiscuità con altre specie, anche se il territorio occupato era esteso.
Anche quelle apparentemente più gracili, più basse ed esili, convivevano esclusivamente tra loro, pero tendevano a situare le loro colonie più verso il perimetro, ma sempre in gradevole penombra .
In questi chiamiamoli accampamenti, troneggiava sempre un ciuffo di cinque sei elementi, che si ergevano alti circa 20 cm. di forma identica ai Bucaneve, che qui chiamavano Campanelle Caporione, molto ricercate dai predatori bipedi . Si poteva supporre fossero i Dirigenti o Regnanti .
Osservate queste confraternite un po’ da lontano, sembrava una spruzzata recente di neve, forse il nome Bucaneve derivava da questo impressione . Erano creature robuste, a volte meno 8°-10° all’alba, per passare a più 15° quando accarezzate brevemente dal sole.
Poco lontano passavano in alto alcuni fili conduttori elettricità, quindi L’ENEL era obbligata a tenere libero da alberi i luoghi sottostanti, di conseguenza soleggiati per quasi tutto l’arco del giorno Per tutta la lunghezza di questo corridoio, impossibile scorgere un solo fiore di queste etnie a conferma che riuscivano vivere la loro breve esistenza, solo alla penombra dei rami spogli del bosco, con qualche voluta e dosata spruzzata di luce e calore solare .
Altra osservazione interessante, quella etnia di Campanelle più piccine e gracili, il giorno programmato del loro decesso, alzano la piccola campana verso il sole, nel breve periodo che ne vengono carezzate, spalancano a lui la corolla, allorché il raggio passa oltre, si richiudono, si afflosciano e muoiono. Matilde lo aveva osservato segnandole con fiammiferi, per riconoscerle .
La vita dura pochi giorni, nascita crescita esistenza morte, il tutto si esaurisce nei dintorni dell’Equinozio di Primavera .

“””” Vedi Rod, mi scuso se quel giorno ho volgarmente ecceduto, ma al pensiero di togliere la vita per mio sollazzo a queste ed altre creature diverse, mi demoralizza. Che senso ha coglierle, infilarle in un recipiente di acqua, che le aiuta solo a morire prima, perchè come hai capito non fa parte del loro modus vivendi . Il piacere di osservarle, constatando la lenta agonia, macabro voyeurismo, non mi appassiona.
Trapiantarle, trasportarle lontano dal loro contesto, non dico dei loro parenti vicini, ma dal luogo prescelto in millenni di tentativi della natura per permetterne la sopravvivenza, portarle in dono a mè, per esporle su un davanzale forse troppo soleggiato, oppure condannarle alla penombra perenne della mia stanza, causando ancora morte prematura ed inutile, no grazie.
Allora che fare ?, rinunciare, assolutamente No .
Se presi dalla voglia di godere della bellezza di un Fiore, andassimo Noi, per una volta a Trovarlo, a
rendergli Visita, ad Ammirarlo, a Conoscerlo ??.
Siamo qui da più di una ora, hai visto solo un frammento dell’esistenza di normalissimi Bucaneve, e lasciandoli in dono la loro vita tortuosa, abbiamo gioito della loro bellezza “”””.
“””” Scusa Matilde, ma allora quelli che li coltivano, li colgono e li vendono ??””””
“”””Quando posso mi prendo la briga di difendere un cencio di Libertà , a quei pochi viventi a noi sopravissuti di questo pianeta, che non ci appartiene . Senti ! ti va se restiamo amici, dai è solo l’inizio di stagione, vedrai ne vedremo ancora di più belli e profumati . Prendilo come un’allietante promessa, non una minaccia, la stagione dei Narcisi è alle porte . “”””
Rod ricordandosi che al ritorno gli permetteva massaggiargli la gamba, non oppugnò oltre.

 
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